sabato 27 ottobre 2007

John Wyndham e il giorno dopo l’apocalisse

Cominciamo doverosamente questa infinita – perché non conoscerà mai la parola "fine"– avventura nella fantascienza scritta e cinematografica con l’Autore – che è anche il preferito dal sottoscritto - il cui principale romanzo ha ispirato il nome del blog: John Wyndham .
Nessuna nota biobibliografica.
Il link è sufficiente a fornire un’idea generale e, comunque, nell’epoca di internet è sufficiente una piccola ricerca per trovare con un qualsiasi motore ogni informazione necessaria.
Qui, ora e nei prossimi post, l’intendimento è esternare sensazioni e opinioni strettamente personali.
Perché mi piace Wyndham ?
Perché è il principe – sempre e tutto a mio parere – di quel genere narrativo che avvince con un crescendo di eventi partendo dalla normalità di una tranquilla cittadina o di una noiosa routine quotidiana.
Troviamo nella narrativa di Wyndham il timore per il futuro in una terra perennemente in bilico tra guerra e pace e dove la guerra può assumere caratteristiche catastrofiche.
Ma troviamo anche la speranza nell’Umanità, nella sua capacità di risollevarsi e tornare a guardare avanti e in questa Umanità c’è la fiducia nel singolo individuo.
Quante volte è un singolo personaggio che prende in mano la situazione e la risolve, caratterizzando quell’happy end che è tipico della letteratura di fantascienza … che piace a me.
Il biologo che ha passato tutta la sua esistenza a contatto con quella pianta mobile che è il trifido e che scopre di essere uno dei pochi a non essere diventato cieco proprio grazie ad una ferita inferta da quelli che, da quel momento, sarebbero stati nemici mortali dell’Umanità, è l’allegoria dell’uomo comune che dalle circostanze, gli Antichi avrebbero parlato del Fato, viene chiamato ad ergersi a salvatore, suo malgrado, della civiltà umana.
Ma la grande capacità di Wyndham è quella di saper descrivere una situazione di normalitàcontemporanea o futura (ad esempio la società rurale e superstiziosa del dopo catastrofe che incontriamo nei Trasfigurati ) – nella quale si innesta un evento sconvolgente e che annichilirebbe chiunque: la cecità improvvisa di milioni, miliardi di persone; l’arrivo di alieni con poteri straordinari e partoriti da donne terrestri; alieni che si stabiliscono nella profondità degli oceani da dove meditano di conquistare la Terra.
E’ una letteratura, quella di Wyndham, che ispira fiducia nell’Umanità e nel nostro futuro, per quanto potessimo essere sull’orlo dell’apocalisse (e anche oltre).
Destino vuole che John Wyndham muoia lo stesso anno ma pochi mesi prima che l’Uomo metta piede sulla Luna.


Per un approccio a John Wyndham consiglierei :

Il Giorno dei Trifidi
I Trasfigurati
Il Risveglio dell’Abisso
Avventure su Marte
Il Popolo Segreto.

Sconsiglio nella maniera più assoluta la sin troppo libera trasposizione cinematografica de Il Giorno dei Trifidi (intitolata in Italia L’invasione dei mostri verdi) che non rispecchia minimamente il romanzo

Consigliabile invece quella del Villaggio dei dannati (ma in edizione 1960 non il remake del 1995) è assolutamente godibile anche da chi conosce a memoria il romanzo.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Fuga dalla squallida realtà della politica italiana ?
Comunque il blog promette bene. Giulio

Massimo ha detto...

Nessuna fuga. Solo una antica passione. Non contare sulla periodicità :-)

Anonimo ha detto...

strano come il nome di un autore possa dire poco, mentre il nome di una pianta possa aprirti enormi ricordi.
"Il giorno dei trfidi" l'ho letto almeno una quindicina di anni fa, forse venti. epure è uno di quei libri che lasciano immagini indelebili. In particolare ricordo la scena in cui un ceco, alla disperata ricerca di cibo, se ne torna a casa, con la faccia sogghignante e soddisfatta, con sotto il braccio un barattolo di vernice.
restano sottointesi gli atroci prima e dopo. l'ho sempre considerata un'immagine al confine con gli incubi.
R.D.

Massimo ha detto...

Perchè incubo, Roberto ? Per me è un romanzo che dona una grandissima speranza, che ci dice che, anche quando tutto sembra perduto, l'Umanità ha le risorse per risorgere e ricostruire tutto di nuovo come prima e meglio di prima.

Anonimo ha detto...

beh, di incubi ce ne sono parecchi, la storia delle meteore, che fa empatizzare con le vittime e non con i "sopravvisuti" e uella del vaso di vernice.
aggiungo poi il concetto delle "ceche" che venivano distribuite. l'ho sempre visto come una reintroduzione della schiavitù.
il finale non lo ricordo poi così bene (è pur sempre unalettura ormai lontana) ma mi9 pare che la gente trovasse un modo per sopravvivere: ma questo è uno stereotipo visto mille volte: quello della catastrfe da cui pochi sopravvivono potendo poi contare sull'eredità di tutti.

quello che mi è rimasto, dopo tanti anni, sono invece gli eco delle visioni.. beh, definiscile come vuoi, ma pensa all'uomo che ha lottato a lungo per ottenere del cibo, ha magari ucciso o, almeno rubato; d sicuro ha lasciato da parte la moralità per sopravvivere, anche se male, un giorno in più. poi arriva a casa e si accorge che è stato per nulla, che la volta dopo sarà più difficile perchè ci sarà meno da troare e perchè sarà più debole. il tutto in una situazione in cui nessuno può dargli aiuto.
questo ricordo

Massimo ha detto...

O forse è una rigenerazione degli autentici Valori della Vita ... :-)