domenica 20 gennaio 2008

Fantascienza Tricolore

Un paio di commenti nei precedenti post, mi portano a questo ulteriore salto di argomento.
E se il primo commento parlava di uno strano banner apparso su fantascienza.com che, ora, sappiamo si tratta del “lancio” di Sci-fi Italia sulla rete Premium Gallery di Mediaset (digitale terrestre) il secondo, di Freeman, arriva alla letteratura, cioè alla base di tutto.
Freeman chiedeva di un romanzo che è un classico della fantascienza, scritto da uno dei Grandi di questa letteratura, Edmond Hamilton.
I due romanzi del ciclo di John Gordon (“I sovrani delle stelle” e “Ritorno alle stelle”) li ho nella edizione della Libra, collana “Classici”, degli anni settanta.
Molti sono i romanzi di qualità che hanno caratterizzato la storia di questa letteratura.
Purtroppo le esigenze di incasso immediato, oltre alle mode in continua evoluzione, non sempre consentono di rinvenire quei titoli che formano una biblioteca di fantascienza rappresentativa.
Allora è necessario rivolgersi ed affidarsi alle scelte di “Editor” esperti, che abbiano conoscenza della materia.
E’ il caso di Ugo Malaguti, bolognese, che dopo la Libra ha creato la Perseo e, ora, è il direttore delle collane della Elara .
Giovanissimo, grazie alle scelte editoriali di Malaguti, imparai a conoscere i classici da Williamson ad Hamilton a Simak, Van Vogt, Heinlein e anche quell’Hubbard che sarebbe poi diventato ricco e famoso per aver fondato Scientology.
L’anno del militare lo passai leggendo una nuova autrice come Tanith Lee.
A seguire una ottima fantascienza italiana.
Fino all’ultimo nato, il “Semen” di Bruno Vitiello, di cui riproduco la copertina, uscito appena una settimana fa e che con le sue 530 pagine si impone come uno dei romanzi che farà storia nella fantascienza italiana.
Un romanzone che, a dispetto della dimensione, si legge con grande facilità e passione.
Ottima l’idea attorno alla quale è costruito: una sterilità totale colpisce la popolazione maschile mondiale.
Perché l’umanità possa sopravvivere è necessario recuperare e conservare il seme di quei pochi uomini ancora riproduttivi.
Avventure, affreschi di colore locale, una trama avvincente fino alla conclusione.
Forse qualche concessione di troppo al “politically correct” (nonostante un finale che mi piace anche dal punto di vista “ideologico”) e magari qualche manierismo che si poteva evitare, ma che esprime anche la profonda cultura dell’Autore.
Un’altra azzeccata scelta di Malaguti, una piacevole sorpresa trovare in un autore italiano (ma non è l’unico, altri finiranno in questo blog …) una vena così ... “americana”.



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