sabato 28 giugno 2008

Dante's Peak

Ieri mattina, passando in edicola per comprare il Carlino, mi è caduto l’occhio su una nuova uscita in dvd.
Tra le tante offerte, per tutti i gusti, sono stato calamitato da Dante’s Peak, film americano del 1997, con Pierce Brosnan (penultimo 007) e Linda Hamilton (la futura madre del futuro capo degli umani in Terminator).
Un film che appartiene al filone iniziato nella prima metà degli anni settanta dagli indimenticabili Airport, Terremoto e L’Inferno di Cristallo e che, dopo averlo visto al cinema, ho rivisto ad ogni passaggio televisivo (una decina di volte) perché mantiene sempre la sua piacevolezza, pur conoscendone la storia ed il finale.
Il genere è, dunque, “catastrofico” (disaster movie per gli anglofoni), però lo includo in questa rassegna sulla “mia” fantascienza, perché ha alcuni caratteri di quel genere di narrazione che mi piace ritrovare e che appartengono, a cominciare dalla introduzione, al classico della fantascienza (al cui alveo vengono ricondotti comunque anche altri generi come il fantasy e persino l’horror, per cui mi ritengo in diritto di inserirvi anche Dante’s Peak).
Dopo un flash back che anticipa la parte centrale del film, il film si sposta in una cittadina di provincia, di quella provincia dove non accade mai nulla di rilevante.
Quella provincia che viene descritta così bene da John Wyndham in praticamente tutti i suoi romanzi e da dove prende sempre inizio una situazione al limite dell’apocalisse.
Dunque una cittadina di provincia, ai piedi di un vulcano tranquillo da secoli, ma … ma Pierce Brosnan non si fida.
Rileva segni per lui inequivocabili di prossima eruzione.
Non viene creduto neppure dai suoi colleghi che si fidano troppo degli strumenti tecnologici, fino a quando è troppo tardi ed inizia la corsa per salvarsi.
E la caratteristica della furia degli elementi che distrugge tutto, non può forse essere equiparata alla malattia misteriosa che si diffonde rapidamente e uccide miliardi di persone (I sopravvissuti ) o all’uscita della Luna dall’orbita terrestre (Spazio 1999 ) ?
Ecco ancora, dopo un tranquillo inizio nella sperduta e pacifica provincia americana, la lotta di pochi per salvarsi contro un nemico inaffrontabile.
Per chi vuole passare un paio d’ore godendosi le peripezie altrui e, poi, mangiarsi un gelato pensando come è bella la noiosa tranquillità di una città italiana ... quando è ben lontana da vulcani e terremoti ... già, quando ...



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mercoledì 11 giugno 2008

Un numero da collezione

Da sabato scorso è disponibile (credo in poche copie limitate essendo la tiratura quasi per intero venduta su prenotazione) edito dalla Elara Libri (Via Fossolo 10 Bologna) il numero 50 di Futuro Europa.
Futuro Europa è la rivista/libro che contiene solo fantascienza europea.
Non si può dire che non sia un volume di spessore: 4,5 cm. per oltre 700 pagine a due colonne, con gli stessi caratteri dei precedenti numeri.
Descrivere l’impressione che fa ricevere questo volume (il mio marcato con il numero progressivo “90”) non è facile.
Uno si reca presso la Redazione della Elara pensando di ritirare una rivista e torna a casa con un volume di romanzi, racconti e saggistica delle dimensioni di un piccolo dizionario.
Considerato che la Elara ha deciso di fare questo volume extra abbonamento e su prenotazione e che, a quanto pare, sono rimaste poche copie non prenotate (stampate penso per “arrotondare” il numero delle copie) è facile capire che il numero 50 di Futuro Europa diventerà un pezzo da collezione.
Per le dimensioni.
Perché mai rivista di fantascienza esclusivamente europea era stata così longeva.
Perché rappresenta la “summa” di un lavoro decennale che la Perseo prima e la Elara poi ha portato avanti.
Farei un torto all’intelligenza di chi mi leggesse se dicessi di aver già letto tutto.
Anzi, sono appena all’inizio, al primo romanzo breve.
Sfogliando però i titoli e gli autori, credo che arriverò alla fine a dare un giudizio di solo parziale condivisione delle scelte della Redazione, esattamente come per gli altri numeri di Futuro Europa.
Il mio è il classico giudizio di chi non ama la fantascienza cervellotica, quella che vuole fare comunque scandalo, lanciare messaggi particolari, mentre amo la fantascienza spaziale, quella avventurosa, quella che racconta, senza pretese di salvare il mondo o di insegnare qualcosa, una bella storia, quella che racconta di come l’Umanità può risorgere dopo le distruzioni da se stessa provocate.
Futuro Europa, ospitando autori europei molto più intimisti, sociologi ed esistenzialisti di quelli anglo sassoni (a proposito: nella rivista per “fantascienza europea” si esclude quella inglese …) ci porta a leggere, non sempre, ma un po’ troppo spesso per i miei gusti, quel tipo di storie.
Ma se è giunta al numero 50, vuol dire che ha un suo pubblico e mi sembra giusto che una Casa Editrice specializzata nel settore offra un panorama a 360 gradi di quello che è la fantascienza.
Infatti l’altra rivista/libro, la storica Nova SF*, pubblica romanzi e racconti che condivido almeno per due terzi, così come i romanzi pubblicati nelle collane Biblioteca e Narratori.
Così il lettore può scegliere, può sperimentare, può, se vuole, scoprire qualche nuovo autore in altri modi sconosciuto.
E il numero 50 di Futuro Europa ci consente un ampio assaggio di quel che è la fantascienza europea oggi.


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lunedì 2 giugno 2008

A come Andromeda

Una cara amica che mi conosce da una vita, mi ha regalato un cofanetto con tre dvd, nei quali sono riprodotte tutte le 5 puntate dello sceneggiato che la Rai trasmise in prima serata tra gennaio e febbraio 1972.
Uno sceneggiato che fece epoca, un primo tentativo di realizzare un prodotto di qualità, nazionale, con la fantascienza.
Nel 1972 erano già apparse le due serie, inglesi, di Ufo ed esisteva una base di appassionati della fantascienza, grazie ad Urania, che resisteva alle “picconate” di chi la considerava letteratura e cinematografia di serie “b”.
Cinque anni dopo, il grande successo di Star Wars, Guerre Stellari, avrebbe spazzato via i dubbi, limitandoli solo a conventicole intellettualoidi autoreferenziali che della fantascienza apprezzavano solo quella fanaticamente “sociale”.
A come Andromeda, complice anche il monopolio Rai, tenne inchiodati milioni di spettatori grazie ad una trama solida e una recitazione senza sbavature.
Riguardare infatti questi sceneggiati, con il loro “sapore” in bianco e nero, ci fa apprezzare ancora di più l’arte della recitazione, quella vera, con una perfetta dizione in italiano: quanta differenza con certi prodotti girati in presa diretta, dove i rumori di fondo coprono le parole spesso pronunciate se non in dialetto, con un italiano infangato dalla cadenza locale !
A come Andromeda non fa eccezione ai lavori di qualità della televisione di allora, un prodotto fondato su un cast di tutto rilievo con Luigi Vannucchi, morto suicida pochi anni dopo, una splendida Paola Pitagora, già Lucia Mondella nei Promessi Sposi … quelli “veri” almeno per gli italiani della mia generazione, Nicoletta Rizzi che, a riprese già iniziate, sostituì la solita, bizzosa Patty Pravo in un ruolo che sembrava scritto apposta per la ragazza del Piper.
E ancora Tino Carraro, Giampiero Albertini e Franco Volpi le cui caratterizzazioni di generali, scienziati, politici e magistrati erano insuperabili.
Un segnale proveniente da Andromeda viene interpretato e in base alle istruzioni viene costruito un gigantesco calcolatore che “crea”, togliendo la vita e ricreandola, una “persona”.
Si intrecciano con questa vicenda altre di genere giallo (omicidi e morti misteriose) e di spionaggio, tutti generi che ora come allora catturavano l’attenzione degli spettatori.
A come Andormeda mantiene, a mio parere, la stessa forza evocativa e cattura l’attenzione anche oggi, come è per Belfagor o Il segno del comando, altri due sceneggiati che fecero epoca e che, in senso lato, possono essere accostati alla fantascienza televisiva.
Un prodotto di qualità rimane inalterato negli anni e se pettinature e abbigliamento denunciano l’epoca in cui fu girato, la trama resta avvincente e, come dice la nota di copertina del cofanetto: “Questa storia si svolge in Inghilterra … l’anno prossimo”.
E l’ambientazione – anche perché la trama è di due autori inglesi: Fred Hoyle e John Elliot – è tipicamente inglese.
Di quella Inghilterra tranquilla, di campagna, dove sembra non accada mai nulla e dove, però, all’improvviso “scoppia” una tempesta di misteri e di tensioni.
E’ l’Inghilterra che amiamo in John Wyndham, Il Giorno dei Trifidi, ma anche Il villaggio dei dannati/I figli dell’invasione ed è l’Inghilterra di Ufo del Comandante Straker , passando per quella dei Sopravvissuti ed arrivando ai giorni nostri, all’Inghilterra di Primeval .
A come Andromeda riesce, con un prodotto nazionale, della nostra Rai, a catturare quello spirito che troviamo in tutti quei romanzi e sceneggiati, rendendolo ancora più adatto al pubblico italiano.
Purtroppo –trattandosi di un regalo - non sono in grado di fornire indicazioni per l’acquisto.
Posso solo dire che il cofanetto deve essere un prodotto recentissimo (porta il copyright 2008 per Medialia srl e Rai Trade spa) e potrebbe esser parte di una collana più vasta, avente come titolo “ i migliori anni della nostra TV”.
A come Andromeda, uno sceneggiato di qualità, che non ha età e per chi ama la buona fantascienza.


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