martedì 31 agosto 2010

L’Enterprise ricomincia il suo viaggio tra le stelle

Sabato 4 settembre su Fox Retro ricomincia il viaggio dell’astronave Enterprise alla ricerca di strani, nuovi mondi, altre forme di vita e di civiltà.
Per molti sarà un piacevole ritorno al futuro, per altri, i più giovani, una scoperta.
Per tutti uno stimolo per sognare.
Noi Italiani abbiamo potuto appassionarci alle avventure del capitano Kirk e del signor Spock solo con una ventina di anni di ritardo, la serie infatti, la prima, originale, indimenticabile stagione, risale agli anni sessanta e da noi è arrivata negli ottanta, grazie alle televisioni libere.
Come altre serie televisive di fantascienza ci fu offerta in un contesto diverso da quello che poteva essere all’origine, quando l’imminenza e poi lo sbarco dell’Uomo sulla Luna, stimolava il sogno di una Umanità protesa alla conquista dello Spazio più profondo.
Molti esegeti raccontano che Star Trek è “diversa, perchè vorrebbe lanciare un messaggio di fratellanza universale.
Personalmente non credo a chi cerca nel divertimento un significato più profondo di quello che appare.
Non c’è serie, non c’è romanzo di fantascienza che non contenga, nei pensieri del protagonista, l’aspirazione alla tranquillità, alla pace, alla libertà.
Ma sono beni che il protagonista di turno deve conquistarsi, armi in pugno.
E se proprio vogliamo trovare un messaggio, allora lo possiamo individuare nel vecchio proverbio Romano: si vis pacem, para bellum.
Oserei dire un sostegno, con quaranta anni di anticipo, alla operazione “Enduring Freedom”lanciata dal Presidente Bush dopo l’aggressione dei fondamentalisti islamici dell’11 settembre 2001.
Nel 2003, infatti, circolava una barzelletta con Saddam, ormai condannato a morte, che chiedeva, come ultimo desiderio, di porre una domanda al vincitore, il Presidente Bush. Accontentato, Bush si reca in visita a Saddam che gli chiede: "perchè in Star Trek ci sono uomini e donne, bianchi e negri, asiatici e africani, russi e alieni, ma manca un arabo, un musulmano ?". Lapidaria la risposta di Bush: "perchè è ambientato nel futuro" ...
Star Trek ha fatto sognare ed è anche stato un business che continua.
I “Trekkers”sono uno dei gruppi di appassionati di fantascienza più attivo e organizzato, anche in Italia.
Qualcuno critica queste persone che “perdono” il loro tempo ad organizzare “convention” per vestirsi come nei telefilm e, magari mettersi le orecchie a punta.
Ma, a parte il fatto che è sempre meglio essere così originali da mettersi le orecchie a punta che fare i delinquenti devastando le città e lanciando estintori contro i Carabinieri, ognuno, del suo tempo libero e dei suoi soldi ha il diritto di fare quello che vuole, per trarne il maggior beneficio psicologico e il più ampio appagamento purchè non danneggi il prossimo.
E Star Trek è una serie che fa sognare e sognando restiamo vivi, giovani e proiettati verso il futuro.
Triste è la vita di chi non è più capace di sognare e di farsi trasportare sulle ali della fantasia laddove nessun uomo è mai giunto prima.


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domenica 22 agosto 2010

Buon compleanno, Bradbury

Ray Bradbury compie 90 anni.
Una bella età per chiunque, quindi auguri, doppi, per l'uomo e per lo scrittore.
Su Ray Bradbury, autrore, tra l'altro, dei celebratissimi Farenheit 451 e Cronache Marziane, si possono trovare decine di biografie e bibliografie in rete.
Mi piace dunque ricordarlo per un aspetto, forse trascurato, che troviamo nelle sue opere e che trovo confermato dalle sue dichiarazioni in occasione del compleanno.
In Farenheit 451 vediamo come, una società massificata, veda nei libri uno stimolo per un "pericoloso" individualismo.
In Cronache Marziane lo spirito individualista è esaltato dai partecipanti alle prime spedizioni e dai coloni.
Oggi leggo che Bradbury, oltre a criticare computer e cellulari, denuncia la eccessiva presenza del governo nella vita degli Americani e dice che ci vorrebbe una rivoluzione in singolare sintonia con i Conservatori Repubblicani del Tea Party.
Novanta anni, ma ancora con la voglia di sognare la Luna ("dovevamo restarci") da cui spiccare il volo verso la "sua" Marte e poi conquistare le stelle, lontano in quello "spazio, ultima frontiera" per "esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare dove nessuno è mai giunto prima.".
Auguri Ray Bradbury: è bello vedere che si può continuare a sognare anche a 90 anni, perchè solo continuando a sognare possiamo sperare che l'Umanità continui a progredire, ponendosi traguardi sempre più alti e, una volta raggiunti, spiccare un balzo verso altri e nuovi traguardi.
Il tutto, naturalmente, grazie all'Individuo, non certo ad un malinteso egalitarismo che non è altro che massificazione e livellamento verso il basso.


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venerdì 20 agosto 2010

Andromeda

No, non è un aggiornamento del post nel quale ho già trattato del mitico sceneggiato tutto Italiano anni settanta “A come Andromeda” , ma del telefilm, tutto americano, anni duemila (2000-2005).
Ho scoperto di recente Andromeda che viene trasmesso su Fantasy in varie ore, anche se l’appuntamento per il mio registratore è alle 20 dal lunedì al venerdì.
Non so se, in precedenza, siano stati già trasmessi tutti gli episodi che compongono le cinque stagioni del telefilm, al momento siamo a metà della terza stagione.
Il creatore è quello stesso Gene Roddenberry che ha al suo attivo il colosso della fantascienza televisiva, Star Trek (che, se ho ben compreso la pubblicità in onda in questo periodo, dovrebbe vivere una nuova stagione di trasmissioni a settembre su Fox Retro).
Lo zampino di Roddenberry si vede nella ambientazione (una astronave come in Star Trek) e nella caratterizzazione dei personaggi (il Capitano umano e intelligente, il mercenario grezzo ma ottima spalla ...).
Come in tutti i telefilm americani vengono rigorosamente rispettate le “quote”: bianchi e negri, uomini e donne.
La vicenda inizia con un gruppo di avventurieri che cercano di recuperare il relitto di una imponente astronave, la Andromeda Ascendant (dotata di intelligenza artificiale che si manifesta visrtualmente ma anche con un personaggio femminile in carne e ossa in qualità di andriode) appunto, della defunta Confederazione, bloccata ai margini di un buco nero.
Non sanno che proprio per essere ai margini del buco nero, l’unico membro dell’equipaggio presente (gli altri erano stati evacuati mentre la loro astronave si avvicinava al buco nero) ha trascorso gli ultimi trecento anni come se fosse passato un solo secondo.
Così, traendo l’astronave al di fuori dell'anomalia, anche il Capitano Dylan Hunt riprende a vivere secondo la scansione ordinaria del tempo.
Inutile dire che gli avventurieri, capitanati da una donna, abile pilota, formeranno il nuovo equipaggio della Andromeda e cominceranno tutta una serie di avventure che hanno come finalità la ricostruzione della Confederazione, distrutta 300 anni prima da una sanguinosa guerra contro i Nietzscheani, umani “ogm” divenuti superuomini con l’ingegneria genetica.
Al momento (metà della terza stagione) la Confederazione è risorta, dopo mille traversie, anche se è ben lungi dall’aver ripreso il posto che aveva trecento anni prima, ma nubi dense di pericoli si stanno avvicinando ...
L’idea è buona ed è anche resa in modo gradevole con un ritmo adatto allo spettacolo.
Mi auguro che la quarta e quinta stagione non cadano nel misticismo, come è avvenuto per Babylon 5 , ottimo telefilm, che purtroppo si è perso nel finale con la forzatura di introdurre un “messaggio” per il pubblico che, invece, cerca solo di trascorrere un’ora piacevole in compagnia di storie fantastiche.
Gli attori sono a me sconosciuti ma, forse anche grazie al doppiaggio che, tradizionalmente, in Italia è reso con grande abilità e professionalità, sembra siano all’altezza anche di ruoli più impegnativi.
Posso sicuramente consigliarlo a chi, stanco delle varie trasmissioni su pacchi e pacchetti, o della forzata comicità dei Greggio e degli Iacchetti, vuole cenare guardandosi contemporaneamente un qualcosa di gradevole e che non viene compromesso nella sua comprensione se anche si perde qualche battuta o qualche puntata.


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